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Chi è SARA ?

La violenza interpersonale fra partners

Con il termine SARA si intende ‘Spousal Assault Risk Assessment’, cioè la valutazione del rischio di recidiva nei casi di violenza interpersonale fra partners. Si tratta di una metodica messa a punto in Canada da un gruppo di esperti per individuare se e quanto un uomo che ha agito violenza nei confronti della propria partner (moglie, fidanzata, convivente) o ex-partner è a rischio nel breve o nel lungo termine di usare nuovamente violenza.

Varie figure professionali che hanno a che fare con questi casi (magistrati, Forze dell’Ordine, assistenti sociali, psicologi, psichiatri, avvocati, ma anche studiosi nel settore della psichiatria forense, criminologi, psicologi) possono beneficiare di questa procedura. Non si tratta di un test psicometrico, non bisogna cioè stabilire un punteggio della persona che si è resa responsabile della violenza, bensì valutare il caso e quindi la sua pericolosità in base a 10 fattori di rischio (LINK, vedi dopo) che il valutatore deve prendere in considerazione, nel loro insieme, per poi stabilire se esiste il rischio di recidiva, e in che misura (basso, medio o elevato).

Si tratta di una valutazione soggettiva che però tiene conto di fattori oggettivi che numerose ricerche hanno visto essere correlati alla violenza domestica (intesa come violenza interpersonale fra due persone che hanno o avevano una relazione). SARA è un protocollo contenente delle linee guida, che fungono come bussola per orientare nella valutazione in maniera sistematizzata, sulla base di principi scientifici che permettono di valutare in proporzione migliore rispetto a una valutazione fatta casualmente senza criterio sistematico, se un caso è a rischio di recidiva.

Cosa SI DEVE FARE per valutare il rischio?

Individuare quali fattori vanno presi in considerazione. Quali informazioni sono quindi utili per prendere delle decisioni sul caso specifico (decisioni sia in ambito penale e/o civile). Dove raccogliere queste informazioni e come da parte di chi.

Uno dei problemi principali quando viene effettuata la valutazione del rischio è la mancanza di indicazioni sistematiche, standardizzate e utili da un punto di vista clinico e procedurale fondate su basi empiriche utili per raccogliere, ponderare i dati e le informazioni sul caso.

Data l’importanza di un approccio che si basa sulla valutazione del rischio di recidiva su basi empiriche, e il suo successo in paesi come il Canada, la Svezia, gli Stati Uniti, stupisce che non ci sia stato fino ad adesso, in Italia, un tentativo di mettere a punto un metodo per la valutazione del rischio di recidiva. In Italia, inoltre, questo tipo di approccio è di per sé più difficile, perchè non esiste proprio una legge che prevede la valutazione del rischio se non nei casi ove è necessario stabilire la parziale o totale infermità mentale dell’imputato, nonché in quei casi ove si richiede la valutazione della pericolosità sociale. In questi casi si fa riferimento a casi particolari, non di una procedura standard, che viene utilizzata sistematicamente per tutti i casi di maltrattamento. Il SARA invece si pone come obiettivo quello di valutare il rischio in tutti i casi di violenze interpersonali. La valutazione del rischio attuata con il metodo SARA non vuole essere sostitutiva della normale prassi procedurale utilizzata nelle indagini; essa può invece costituire uno strumento utile ed efficace per aiutare nelle indagini e nelle decisioni in merito alle misure cautelari da adottare, dalla pena da infliggere.

La valutazione del rischio fatta con la procedura SARA ha varie utilità e ambiti di possibile applicazione. Quando poter farne uso?

Prima del processo, in fase di indagini.Quando qualcuno viene arrestato per un reato legato ai casi di maltrattamento, la natura del presunto reato nonchè la storia personale del presunto autore pone il problema di quale tipo di misura cautelare applicare. E’ importante capire cioè se il presunto autore del reato può costituire un pericolo per la presunta vittima o autore o per eventuali figli e quindi prevedere qualche forma restrittiva, oppure se può essere lasciato in libertà magari con un ordine di divieto di dimora o con un ordine di allontanamento.
Durante un procedimento. La valutazione del rischio può essere a volte richiesta quando un caso viene rinviato a giudizio. Se l’imputato non è ancora stato condannato, la valutazione del rischio può risultare utile per i giudici che devono valutare se applicare forme alternative come la libertà vigilata, gli arresti domiciliari, l’obbligo di firma o forme alternative al procedimento penale nei paesi ove è previsto.
Se l’imputato è già stato condannato, i risultati emergenti dalla valutazione del rischio effettuata con il SARA potrebbero aiutare i giudici a decidere fra varie forme di sentenze (per esempio l’affidamento in prova piuttosto che la custodia cautelare), oppure per disporre eventuali raccomandazioni nei casi di disposizioni restrittive (per esempio il divieto di avvicinamento in determinati luoghi).
Periodo detentivo.Dopo la condanna, la valutazione del rischio può essere utile per coloro che si occupano del detenuto e del suo eventuale progetto di recupero (educatori, psicologi, assistenti sociali). Tale valutazione può essere utilizzata per la messa a punto di programmi di trattamento, nonchè per valutare l’opportunità di eventuali visite familiari ed eventualmente la modalità della loro realizzazione.
Rilascio.Per gli autori di reato che sono stati sottoposti a un regime carcerario, la valutazione del rischio può essere di aiuto per il tribunale di sorveglianza o quello di libertà se siamo ancora in regime di misure cautelari, in attesa di giudizio, per mettere a punto una strategia programmatica che risponda alle esigenze del caso specifico. Per un autore di reato in regime di libertà, che sta per concludere il suo periodo di supervisione da parte dei servizi sociali della giustizia, una valutazione del rischio può servire per indicare se disporre ordini restrittivi prima di chiudere definitivamente il caso.
La messa a punto di un sistema di valutazione come il SARA è scaturita a seguito dell’esigenza di mettere a punto un sistema di valutazione del rischio fruibile dal sistema della giustizia penale; il suo utilizzo, tuttavia, può essere esteso anche ad altri contesti:

Ambito civile.C’è stato un aumentato riconoscimento dei casi di violenza domestica nell’ambito della giustizia civile. La valutazione del rischio nei casi di violenza domestica può essere utile anche nei casi di separazione e divorzio nonché nei casi di affidamento dei minori e per stabilire le modalità di visita ed eventualmente anche valutazioni circa la necessità di sospensioni o decadenze della potestà genitoriale. Queste considerazioni assumono un significato particolare in virtù del fatto che molte separazioni costituiscono una condizione di rischio dell’escalation della violenza, basti pensare all’incremento di casi di persecuzione da parte degli ex-partners on alcuni casi sfociati addirittura in tragedia. Sulla base della legge 154/2001 sull’ordine di allontanamento dalla casa coniugale del partner violento, il giudice civile, ove si accertasse dell’urgenza e della gravità del caso, dispone un ordine di protezione a beneficio della vittima, da emanare entro 15 giorni dalla richiesta, fino a un massimo di 6 mesi estendibile per altri sei.


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